italiano english

Mulini e la Cartiera al Fiordo di Furore

Partner of

hotel torre saracena
locanda costa diva
ristorante costa diva

Mulini e la Cartiera al Fiordo di Furore

A 200 metri dall'hotel LA LOCANDA DEL FIORDO troviamo il FIORDO DI FUORE: E' una profonda spaccatura della costa fra Conca dei Marini e Praiano. Vi si accede, fra sensazioni uniche, in barca dal mare, passando sotto un pittoresco quanto elegante ponte, sul quale corre la strada Amalfi - Positano, oppure a piedi, attraverso una suggestiva scalinatella. Stupendo è il villaggio dei pescatori, recentemente restaurato, incastonato sul fianco della montagna, dove, i dati del catasto francese, completato nel 1830, indicano la presenza alla "Marina del Furore" di alcune costruzioni, costituite da un "Molino ad una macina con stanze due" ed una "Cartiera con tre pile, una sola attiva", oltre a due stanze con un basso, due magazzini, "piazza e cortile", in testa a Bonaventura Ferrigno fu Andrea di Atrani. Tranne i magazzini e la piazza, questi beni risultano poi alienati, fra il 1856 - 57, a favore di Giuseppe Viviani32. Come meglio diremo più avanti, è probabile tuttavia che gli impianti siano stati realizzati ed aggiunti nel catasto solo nel 1836. Del venditore Ferrigno non sappiamo ancora nulla, molto invece dell'acquirente. Giuseppe (Giovanni, Domenico) Viviani (o Viviano), fu Giovanni (guardaboschi) e Brigida Angrisani, nato nel 1802 a Rocca Piemonte (Sa), di professione "scarpettiere", domiciliato a Conca in Strada Acquarola, sposa nel 1836 Maddalena Pignuolo (o Pignuoli) e negli anni 1845 - 48 figura per la prima volta a Furore, in qualità di "industriante", dove nascono e sono battezzati i figli. Sempre a Furore, si firma ancora nel 1850 come "possidente"; nel 1853 come "cartaro" e nel 1856, per la prima volta, come "Padron di Cartiera"34. In quell'anno aveva infatti comprato la cartiera Ferrigno alla Marina di Furore, cui aggiungerà, 1'anno successivo, anche il mulino35. Ancora "Padron di cartiera" nel 1866, lo ritroviamo di nuovo a Conca, in contrada Penna, dove nel 1874 si dichiara "possidente" e dove infine muore nel 1891, all'età di 79 anni, in qualità di "mugnaio"36. Ebbe sette figli, di cui tre deceduti in tenera età. Dei maschi sopravvissuti, il primogenito Luigi farà il negoziante e i due successivi, Alfonso ed Antonio, i marinai. L'ultimo, Michele, nato a Furore nello stesso anno dell'acquisto della cartiera ed il solo di cui gli atti amministrativi ignorano la professione, ereditò probabilmente L'attività di mugnaio del padre e si spense a Praiano nel 1944. E' certo comunque, da testimonianze del posto, che il mulino alla "Marina" sarà dismesso solo nel Novecento, negli anni fra le due ~9 erre e che gli eredi Viviani lo abbiano conservato in proprietà fino a tempi recenti. Meraviglioso il vallone interno, pressoché intatto nella sua verdeggiante e preziosa vegetazione, che nasconde antiche cartiere, mulini, canali e grotte preistoriche. Qui nidificano gli ultimi esemplari di falco pellegrino: un rapace che trova fra l'asprezza di questa gola il suo habitat ideale. E qui sopravvive, imprevedibile e preziosa, la felce tennofìla Woodwardia radicans, splendido esemplare di flora relitta dell'era terziaria, grazie alle particolari condizioni climatiche che l'angusto e profondo Vallone determina. Un'escursione lungo i sentieri che stentano a segnare un percorso fra lecci e frassini è un'esperienza irripetibile. Ma l'entroterra del Fiordo offre ancora qualche sorpresa. Prima fra tutte le fabbriche, vera e propria archeologia industriale. Opifici destinati alla produzione della carta e alla molitura del grano. Esempi di utilizzo dell'energia delle acque, insospettabili sul finire del Settecento. E' appena il caso di aggiungere che l'impressione più immediata è quella di una realtà ferma, pietrificata, come avulsa dal tempo, dove l'unico segno di vita è dato dal folle volteggiare dei pipistrelli e dalla voce inquietante di qualche solitaria civetta.